Cesare PascarellaCesare Pascarella

"Romano de Roma" a pieno titolo, essendovi nato Il 28 aprile 1858, "ma de passaggio", come egli stesso era solito ripetere, il poeta e scrittore Cesare Pascarella era in effetti oriundo di Fontana Liri dove avevano abitato i genitori Pasquale e Teresa Bosisio. Scrive Anton Giulio Bragaglia, nella Prefazione a " I Ciociari" di Villy Pocino, p. 10, che "Cesare Pascarella, figlio di due ciociari di Fontana Liri, diventerà poeta romano come Giovenale". Nelle sue prose intitolate In Ciociaria, Pascarella racconta che mentre era a Fontana Liri, in contrada Santo Spirito, a un ragazzo che l'accompagnava verso Santopadre e che gli chiese: "Lei, signoria, scusate, siete milordo frangese, è vero?" egli rispose ridendo: Io? Ma tu sei matto, lo sono di qua". C'è pure chi asserisce che Pascarella nacque a Fontana Liri. Achille Lauri scrive testualmente: Vascarella Cesare, di Fontana Liri. Arturo D'Innocenzo, sindaco del Comune di Fontana Liri dopo il passaggio degli Alleati e che oltretutto doveva essere amico del Pascarella se lo chiama familiarmente Cesarino, lo fa nascere a Fontana Liri, anche se, a suo dire, fu registrato in Campidoglio con la complicità di due testimoni. La tesi non convince, perché il padre di Cesare, oriundo di Fontana Liri, da vari anni si era trasferito a Roma dove gestiva una rivendita dì sali e tabacchi, all'angolo di Via dei Portoghesi con Via della Scrofa, non distante dalla propria abitazione. Per la sua irrequietezza Cesare fu messo in seminario a Frascati da dove scappò appena dodicenne.

A diciotto anni, abbandonati gli studi, si dedicò alla pittura e al disegno: entrò a far parte dell'Associazione artistica Venticinque pittori della Campagna romana e condusse, da vero bohémien, una vita stravagante. Oltre che pittore (aveva fra l'altro conseguito anche il diploma presso l'Accademia delle Belle Arti), pittore di poco conto, però, "pittore di asini", come egli stesso usava ripetere, Pascarella fu letterato e si fece apprezzare come prosatore, giornalista e conferenziere. Cultore della poesia dialettale, è considerato il maggior poeta romanesco del tempo. Le sue prose, le poesie e alcuni disegni, pubblicati a puntate sul Capitan Fracassa, sulla Nuova Antologia, sul Fanfulla e sul Fanfulla della domenica nel decennio 1880-1890, gli procurarono improvvisa e notevole fama. Le prose dal titolo In 0ociaria, pubblicate in quattro puntate sul Capitan Fracassa nel 1882 e come opera a sé nel 1914 a Napoli, narrano di alcuni suoi viaggi in terra ciociara e sono quelle che più da vicino ci riguardano, poiché Fontana Liri è il primo paese che il poeta raggiunge con 'Il legno" di Ciccantonio, vetturino quantomai spassoso e singolare, che dalla stazione dì Ceprano lo accompagna al nostro paese. Nel racconto Pascarella accenna minuziosamente alla "Zulufràga", alla "Fossa agliu mont", al viaggio effettuato a dorso d'asino attraverso le nostre contrade per recarsi a Monte S. Giovanni Campano in occasione della festa della Madonna del Suffragio, all'altro viaggio a piedi da Fontana Liri a Santopadre, passando per la contrada Santo Spirito. Pascarella ha dentro di sé sangue ciociaro, anche se la Ciociaria lo lascia per lo più indifferente: non si entusiasma, né sì commuove di fronte alla genuinità e alla semplicità dei costumi, delle usanze, degli atteggiamenti e dei sentimenti della nostra gente e mette in risalto, con fine umorismo, i discorsi vuoti, l'ignoranza, la superstizione e le battute ingenue e sempre sgrammaticate del contadino di qui, nei cui confronti assume un'aria distaccata e di manifesta sufficienza. Ciò nonostante Fontana Liri è fiera di questo poeta che, figlio di un fontanese, ebbe rapporti culturali e di amicizia con i maggiori artisti e letterati del suo tempo. Godette pure, in particolare, dell'amicizia di Giosuè Carducci, che affermò: "Non mai poesia di dialetto italiano era salita a quest'altezza". Giuseppe Verdi volle che quelle poesie gli fossero lette dallo stesso poeta e, alla fine della lettura, lo abbracciò commosso. Pascarella fu amico anche di Gabriele D'Annunzio e di Edoardo Scarfoglio, coi quali fece un viaggio in Sardegna, ed ebbe rapporti con Luigi Pirandello, Marino Moretti, Leo Longanesi, Emilio Cecchi e tantissimi altri artisti e scrittori. Appartenente a numerose Accademie, nel 1930 fu nominato membro della Reale Accademia d'Italia. Dopo una vita quasi completamente trascorsa nella spensieratezza e in allegra compagnia di artisti e amici, e dopo un lungo girovagare per il mondo, Cesare Pascarella si ritirò nella più completa solitudine e si spense l'8 maggio 1940, a ottantadue anni. I manoscritti, i disegni e i documenti che lo riguardano sono custoditi nella biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei.

 

nicolaparravanoNicola Parravano

Nicola Parravano, scienziato e chimico di chiara fama, accademico d'Italia, nacque a Fontana Liri il 21 luglio 1883 da una delle famiglie più in vista del paese. L'ambiente familiare alimentò la sua passione innata per la Chimica: il nonno paterno e il padre (sindaci del Comune per un periodo di oltre quarant'anni) erano entrambi farmacisti e farmacista era pure il fratello Luigi, podestà dal 1926 al 1939. Nicola frequentò le scuole elementari a Fontana Liri capoluogo, Il liceo classico ad Arpino e l'Università a Roma. Ventunenne si laureò in Chimica a pieni voti e, ottenuta una borsa di studio, si trasferì a Berlino dove approfondì la sua preparazione e condusse ricerche particolarmente accurate nel campo della siderurgia, dei cementi e degli esplosivi. A trent'anni Nicola Parravano ottenne la cattedra di Chimica e Tecnologia presso l'Università di Padova e, nel 1915, quella di Chimica-Fisica (la prima istituita in Italia) presso la Facoltà di Scienze dell'Università di Firenze. Durante la prima guerra mondiale ricopri importanti incarichi nel campo degli esplosivi e fu membro della Commissione Suprema di Collaudo e Controllo degli stessi. Nel 1917 la Reale Accademia dei Lincei gli conferì il Premio Reale per la Chimica.

Nel 1919 Parravano venne nominato professore ordinario di Chimica generale e inorganica all'Università di Roma e nel 1923 assunse la Direzione della Facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali nello stesso ateneo. Sostenitore del principio che l'industria, per potersi sviluppare e adeguare al tempi, doveva poggiare su basi scientifiche e tecniche e che era necessaria la collaborazione tra Scienza e Industria, Nicola Parravano progettò, organizzò e diresse l'Istituto Scientifico di ricerche nel campo siderurgico che Ernesto Breda, fondatore di una Società industriale tra le maggiori d'Italia, aveva in quegli anni creato a Sesto San Giovanni. Fu in seguito tra i maggiori e più qualificati organizzatori dell'Istituto Nazionale di Chimica, e quindi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e collaborò con Guglielmo Marconi che gli dimostrò sempre stima e considerazione. Fu più volte membro del Consiglio Superiore dell'Istruzione e del Consiglio Superiore della Sanità. Per questi meriti lo studioso, apprezzato in Italia e all'estero, ebbe numerosissimi riconoscimenti e ricoprì cariche di grande prestigio. Il riconoscimento al quale teneva di più, perché il più prestigioso, gli venne con la nomina a membro e poi amministratore dell'Accademia d'Italia. Nicola Parravano è autore di oltre centocinquanta monografie scientifiche. Per Fontana Liri egli dimostrò sempre piena disponibilità. Si deve anche al suo costante interessamento e ai suoi interventi, richiestigli dal fratello Luigi, allora podestà, se Il centro abitato di Fontana Liri Inferiore poté in breve svilupparsi al punto da divenire capoluogo, soppiantando l'antico centro storico. Nicola Parravano mori a Fiuggi il 9 agosto 1938, a 55 anni, e riposa al Verano; il suo nome figura accanto a quelli dei genitori Giuseppe e Alessandra Nardone, sulla tomba di famiglia posta al centro del cimitero di Fontana Liri Superiore. Presso l'Università degli Studi di Roma, al Dipartimento di Chimica, gli è stata intitolata la "Sala Parravano", a testimonianza che la memoria è sopravvissuta alla sua morte. Per la cultura, la complessa e straordinaria attività scientifica, i cospicui risultati ottenuti e le sue doti eccezionali, Nicola Parravano è considerato una delle figure più rappresentative della moderna chimica, disciplina che, a suo dire, "si alimenta anche delle conquiste e dei metodi di tutte le altre scienze e, con signorile generosità, le alimenta a sua volta". Francesco Giordani, commemorandolo il 2 aprile 1939 all'Accademia d'Italia, disse: «Egli fu un costruttore nel più ampio significato della parola: padre esemplare per la tenerezza che nutrì per i suoi quattro figli (Mariateresa, Giuseppe, Bianca e Franca) e per la moglie Gemma Vittoria; Maestro ineguagliato per la forza di propulsione che seppe imprimere agli studi chimici; amico insuperabile per generosità di giudizio e per luminosità di sorriso... Parco di lodi, prodigo di incoraggiamenti, ansioso di attrarre i migliori nel campo della ricerca scientifica, preoccupato di assicurare a tutti i mezzi necessari per il lavoro e per il perfezionamento, lottatore incapace di accomodamenti o transizioni, leale nel suo comportamento, ha operato per trent'anni nel campo della chimica durante il periodo più decisivo per lo sviluppo delle nostre attività scientifiche e industriali, aprendo le porte al soffio vivificante dei nuovi metodi di indagine e creando per primo un'atmosfera di efficace collaborazione tra scienza e industria, lasciando un'orma che il tempo non potrà cancellare.

 

Vincenzo Bianchi

Artista versatile, Vincenzo Bianchi ha raggiunto la notorietà per la sua capacità creativa e le rivoluzionarle innovazioni attuate nella tecnica delle "letture" espressive. Nato il 28 maggio 1939 a Fontana Liri, da vari anni si è trasferito a Isola del Liri per motivi di famiglia e di lavoro. La sua carriera artistica lo ha visto professore di scultura nelle Accademie di Catanzaro, Frosinone e Urbino e Direttore dell'Accademia di Belle Arti di Macerata. Attualmente è titolare della cattedra di scultura all'Accademia di Belle Arti di Firenze. La sua attività iniziò con la pittura: le prime opere, ispirate in massima parte dal Cristo in croce e da molti clowns, rivelarono presto in lui un estro non comune.

Nella scultura usa indifferentemente, anche accoppiati, il legno, la pietra, il rame e altri materiali, anche argento e oro. Per trasferire più fedelmente possibile sui materiali le sue percezioni e per dare un'anima alla stessa materia, Bianchi esperimenta e utilizza con singolare perizia - una molteplicità di tecniche espressive fino a ieri impensabili. Umberto Mastroianni scrive di Bianchi che è "pittore, scultore, animatore di energie rivoluzionarie... Egli vive di vibrazioni allucinanti che mirano a rappresentare l’inconscio". Caposcuola de "I nuovi Primitivi", Bianchi è suggestionato dal misterioso mondo della preistoria: in particolare ha approfondito le sue conoscenze sulla civiltà, la cultura e la mitologia degli aborigeni australiani, trasferendo il fascino del mito antico nelle sue opere, concepite e proiettate verso nuove realtà. Altro elemento di attrazione per il Bianchi è il cosmo, di cui si sforza di penetrare i concetti e la stessa essenza. Novello Prometeo, egli ruba raggi di energia al cielo e con il laser, che nelle sue mani diventa magico strumento per scolpire e rappresentare immagini tridimensionali, preludio - a suo dire - per la scoperta della quarta dimensione, concepisce e realizza opere di grande portata. Questo suo personale linguaggio espressivo gli ha meritatamente assicurato un posto di rilievo nell'arte contemporanea, l'interesse di critici d'arte, lusinghieri riconoscimenti in Italia e all'estero. Le sue opere, in genere, racchiudono chiari aneliti di indipendenza, messaggi di libertà e proposte di fratellanza universale. Molte di esse sono esposte, oltreché in Italia, in Australia, Giappone, Canada, U.S.A., Tunisia, Messico, Grecia, Francia. Una collezione è nel Museo dell'Informazione di Senigallia. Al Museo della Resistenza di Arcevia è dedicata allo scultore un'apposita sala permanente. Numerosa e varia è la produzione di disegni, tempere, serigrafie, incisioni, sculture, terrecotte, gioielli, pirografie, sbalzi in oro e argento. Dice di lui Carlo Emanuele Bugatti: "La sua mano è esercitata in tutte le tecniche, piega tutti i materiali alla forma voluta, possiede molti talenti e li sa orchestrare al fine estetico". Lo scultore tra altre numerose opere ha realizzato il Nuovo Icaro, un'opera di grandi proporzioni (alta 7 metri e mezzo nel formato originale) ispirata all'Europa libera e alla Pace, destinata all'ingresso del Parlamento europeo di Strasburgo e, in formato ridotto, alla piazza di Ventotene. Un lavoro particolarmente originale, dedicato alla pace, è stato realizzato da Bianchi e dal suoi allievi a Cervara di Roma dove, sulle pareti rocciose che sovrastano la Rocca Medievale, sono stati scolpiti volti umani, immagini enormi e simboliche figure di animali. Una singolare scultura monumentale in bronzo di Bianchi è La porta della luce (m. 17x42x9) commissionatagli dalla Sister Cities Italia e presentata negli Stati nniti nel luglio 1988. L'opera, che nel giro di un ventennio verrà dislocata nel cinque continenti e che dovrà suscitare e promuovere iniziative umanitarie a livello mondiale, simboleggia gli aneliti di riconciliazione e di solidarietà di tutti i popoli della terra.Attualmente lo scultore sta lavorando ad un monumento da collocare a Ventotene.

Vincenzo Bianchi sta passando da un successo all'altro e, invitato in Giappone, terrà quanto prima una serie di conferenze in varie città giapponesi su temi artistici e culturali. Ultima opera in ordine di tempo del nostro estroso artista è la statua in marmo del Tibet posta lungo la strada che dalla provinciale Fontana Liri-Santopadre porta alla contrada Montenero in comune di Roccadarce. L’opera Pensiero per Mariano e Savina ... I sassi della strada della resistenza ... fa parte di una serie di monumenti sulla resistenza da collocare sul percorso ideale Fontana Liri-Vallemaio.

 

antonio giannettiAntonio Giannetti

Antonio Giannetti nacque a Fontana Liri il 1 settembre 1907. Trascorsa l'infanzia in paese e vari anni nei seminari di Aquino e di Sora, emigrò ancor giovane in Francia col padre e un fratello, in cerca di lavoro. Dopo alcuni anni di dura esperienza, Giannetti tornò in paese e riprese gli studi che per necessità aveva dovuto interrompere. Conseguito il diploma di abilitazione magistrale, insegnò come maestro di ruolo prima in alcuni paesi vicini, poi nelle scuole di Fontana Liri Superiore. In quel periodo si iscrisse alla Facoltà di Magistero di Roma e prima conseguì il diploma in Vigilanza scolastica, poi la laurea in Lettere. Durante l'occupazione tedesca, Giannetti accettò dal Prefetto della Provincia la nomina a Commissario del Comune per non lasciare che la popolazione di Fontana Liri - priva di amministratori perché si erano dati alla macchia - subisse soprusi da parte degli occupanti. Il suo alto senso civico fu male interpretato e al sopraggiungere degli alleati venne deportato, come prigioniero politico, nel campo di concentramento di Padula (Salerno), dove rimase per tre mesi. Scagionato da ogni addebito, rientrò a Fontana Liri e riprese l'insegnamento nelle elementari. In quegli anni Giannetti pubblicò "Origine e sviluppo storico di Fontana Liri" che poi in parte ripudiò e che nella sostanza rivela una naturale tendenza per la ricerca storica e l'interpretazione epigrafica. Nel 1956, nominato professore di lettere alla scuola media di Cassino, si trasferì lì con la famiglia. La familiarità con la lingua latina e la passione per l'indagine storica invogliarono Giannetti a interessarsi di archeologia e di epigrafia. Egli rivelerà che il desiderio di decifrare i testi epigrafici gli nacque il giorno in cui, recatosi con gli alunni a visitare la zona archeologica del rione Colosseo, a Cassino, incontrò serie difficoltà nella lettura e nella comprensione di alcune scritte latine. Ciò lo convinse che per intraprendere indagini archeologiche, era necessario affrontare e approfondire la conoscenza dell'epigrafia. Si dedicò con entusiasmo allo studio di questa scienza: instancabile e attento ricercatore, ha svelato molti misteri racchiusi nelle epigrafi e nei reperti archeologici della nostra zona da lui stesso riportati alla luce. Questi reperti - testimonianza del nostro passato, ricco di eventi di primaria importanza - dopo essere stati da lui illustrati con un linguaggio tecnico sempre di grande chiarezza, sono stati raccolti nell'Antiquarlo civico di Pontecorvo e nel Museo di Cassino. Antonio Giannetti è stato anche profondo cultore di problemi pedagogici e didattici. Particolarmente vasta e varia è la sua produzione letteraria. Egli ha collaborato autorevolmente a numerose riviste specializzate e a vari periodici di storia e archeologia. Si è spento a Cassino il 14 novembre 1994 e le sue spoglie riposano nel cimitero di Fontana Liri Superiore.

da Fontana Liri - due centri una storia di Generoso Pistilli

 


ml borsiMaria Luigia Borsi

Soprano - Protagonista di opere mozartiane, verdiane e pucciniane su importanti palcoscenici italiani ed europei il soprano Maria Luigia Borsi ha già avuto modo imporsi a livello internazionale come una delle cantanti più interessanti della sua generazione. Nata a Sora, ma originaria di Fontana Liri, dove ha vissuto i primi anni della sua infanzia, Maria Luigia Borsi ha studiato con Antonietta Stella, Lucia Stanescu, Claudio Desderi, e Renata Scotto. Recentemente ha riscosso grande successo cantando alla chiusura delle Olimpiadi Speciali a Shanghai ed ha letteralmente incantato il pubblico mondiale nella serata che l’ ha vista protagonista insieme ad Andrea Bocelli nella manifestazione in Piazza Duomo a Milano per l’apertura dell’ EXPO. Soprano lirico puro, interprete raffinata, Maria Luigia, figlia di un ferroviere e di una educatrice per disabili, ha vissuto la sua infanzia a Fontana Liri. Trasferitasi poi in Toscana, è tornata al suo paese dove vivono i suoi parenti ed amici ogni volta che le è stato possibile e, da qualche anno, partecipa alla manifestazione Fontana liri…ca che qui si organizza in estate. E’ sposata con il violinista americano Brad Repp. Ha iniziato la sua carriera sul palcoscenico del Teatro alla Scala interpretando il ruolo di Liù nella Turandot. In seguito ha debuttato a Venezia per la storica riapertura del Teatro La Fenice, interpretando il ruolo di Violeta nella Traviata diretta da Lorin Maazel. È apparsa in teatri quali Salzburg Festival, Opernhaus di Zurigo, Berlin Philharmonie, Deutsche Oper di Berlino, Gran Teatre del Liceu di Barcelona, New National Theatre di Tokyo, Arena di Verona, Royal Danish Opera, Cincinnati Opera, Les Chorégies d’Orange, Novaya Opera di Mosca. Ha collaborato inoltre con la London Philharmonic Orchestra, la Vienna Philharmonic, l’Israel Philharmonic Orchestra, la London Symphony Orchestra, la Scottish Chamber Orchestra, la Rotterdam Philharmonic, la Tokyo Philharmonic, la Münchner Philharmoniker e la Seoul Philharmonic. Ha collaborato con prestigiosi direttori d’orchestra, fra i quali Riccardo Muti, Zubin Mehta, Lorin Maazel, Myung-Whun Chung, Yannick Nézetù-Séguin, Michel Plasson, Maurizio Benini, Carlo Rizzi, Yves Abel, Andrés Orozco-Estrada e Robert Spano. La sua discografia annovera una registrazione live del Don Giovanni di Mozart con la direzione di Zubin Mehta (Helicon), un DVD live della IX Sinfonia di Beethoven con Lorin Maazel (Kultur), Turandot di Puccini (Fenice), Carmen con la regia di Franco Zeffirelli, e Maometto II (Marco Polo). A febbraio 2014, dopo tre anni di assenza dalla scena italiana, è ritornata sul palcoscenico del Teatro Carlo Felice di Genova per interpretare uno dei suoi ruoli d’elezione, Cio-cio-san, in una nuova produzione di Madama Butterfly. In seguito è ritornata alla Cincinnati Opera nuovamente protagonista di Madama Butterfly. Ha inaugurato la stagione 2014/15 interpretando con grande successo personale Desdemona nell’Otello all’Opera di Oviedo, in seguito è tornata in Italia per interpretare La Rondine(ruolo del titolo) a Lucca, Modena, Pisa, Livorno e Ravenna. Ha cantato inoltre la Nona Sinfonia di Beethoven con la Seoul Philharmonic Orchestra diretta dal Maestro Myung-Whun Chung. Fra i suoi prossimi impegni annovera le interpretazioni de La Rondine (ruolo del titolo) al Festival Puccini di Torre del Lago, La bohème (Mimì) alla Atlanta Opera, Messa da Requiem di Verdi a San Pedro e a Mosca, Madama Butterfly a Lucca, Livorno e Rovigo. Terrà inoltre concerti con la London Philharmonic Orchestra presso la Royal Festival Hall, con la Nordwestdeutsche Philharmonie di Herford e con la Czech National Symphony Orchestra di Praga. A settembre 2014 è uscito il suo primo album da solista, una selezione di arie operistiche, in collaborazione con Yves Abel e la London Symphony Orchestra per l’etichetta Naxos.

a cura di Sergio Proia

 

boviodigiovanniAlfredo Bovio Di Giovanni
Alfredo Bovio Di Giovanni è nato a Fontana Liri (FR) l’11 giugno 1907 ed è scomparso a Napoli l’8 gennaio 1995. Al seguito del padre, dipendente della Pubblica Amministrazione quindi sottoposto a trasferimenti, tutta la numerosa famiglia, originaria di Sant’Agata dei Goti, modifica spesso la residenza, vivendo a lungo a Nord, tornando in Campania dal Piemonte prima ad Avellino e poi definitivamente, nel 1920, a Ercolano. I vari spostamenti senz’altro hanno influenzato il carattere curioso e vivace di Alfredo, che si predispone presto al viaggio come ricerca del suo spirito inquieto. Il suo interesse per l’arte figurativa si manifesta già negli anni della sua formazione scolastica, rivelando poco più che adolescente un carattere fermamente portato ad approfondire gli aspetti del linguaggio artistico che percepisce essere in gran fermento. Consapevole che le innovazioni avvengano rapidamente e ben oltre gli angusti orizzonti a lui familiari, animato dunque dal bisogno di conoscere da vicino il complesso, vitale mondo delle Avanguardie al di là delle Alpi, comincia a viaggiare per l’Europa. La sua prima tappa, nel 1930, è Parigi dove respira le atmosfere cariche di tensione create dall’olandese Vincent Van Gogh, viene quindi attratto dagli esponenti della corrente del Simbolismo che aveva scosso le certezze di fine Ottocento investendo, fino a tutto il primo decennio del Novecento, della nuova e confusa visione profondamente antimpressionista e più ampliamente antinaturalista il settore dell’attività estetica. Sono pittori come Edvard Munch ( morto nel 1944) o Ferdinand Hodler (1853-1918) ad esercitare un gran fascino sul Nostro, che a sua volta trae come immediata reazione il capovolgimento della sua narrazione di stampo ancora naturalistico dei primi dipinti, per acquisire conoscenze e mezzi pittorici che risulteranno fondamentali per la sua successiva produzione artistica. Nel 1933 Di Giovanni si trasferisce a Monaco e si interessa alle opere del gruppo del Cavaliere Azzurro, italianizzazione del movimento del Der Blues Reiter. Creato a Monaco nel 1911 dal russo Vasilij Kandinskij, e F. Marc, ai quali si associarono subito i migliori e più attivi artisti contemporanei, fu un movimento di grande vitalità che andò presto disperso con l’inizio della prima guerra mondiale, già dunque nel 1914. Le idee innovative dei linguaggi e delle tecniche in ogni settore dell’espressione artistica, insieme alla teorizzazione di un’arte come trasposizione dell’interiore sentire dell’uomo, ebbero comunque molta diffusione, anche dopo la dispersione, nel mondo artistico e soprattutto influenzarono fortemente, proprio per la carica innovativa , il di lì a poco nascente Bauhaus. Il linguaggio dell’estetica del Blues Reiter, per l’ideologia che rappresentava e per il linguaggio artistico ampliamente condiviso perché libero da schemi, sopravvisse in molti seguaci, tra i quali possono annoverarsi lo svizzero Paul Klee, Max Ernst, Oskar Kokoschka, Jackson PollocK, statunitense (noto soprattutto per aver creato la tecnica dl dripping su tela, nel 1946), tutti artisti che hanno fortemente influenzato Di Giovanni, favorendo la trasformazione della sua concezione pittorica, in effetti ancora acerba, quindi della sua espressione artistica. Surrealismo e astrattismo sembrano essere, dunque, gli spunti o le basi di una cultura pittorica senz’altro europea che il Maestro esprimerà nelle sue opere. Spirito libero e passionale, parte nel 1935 per la Spagna e vive da protagonista il dramma della guerra civile, prendendone parte come volontario. Rientrato in Italia con lo scoppio del II conflitto mondiale, riparte ben presto per la Germania nella vana speranza di ritrovare un fratello (Alfredo aveva altri sei fratelli) disperso, deportato in uno dei campi di concentramento che non riuscì mai a identificare. Rientrato per poco, parte nuovamente per Parigi dove conosce Magnelli, Severini, Borsi e Campigli con i quali stringe rapporti di amicizia, un vero sodalizio di pittori italiani accomunati dall’esigenza di riconoscersi, ed essere riconosciuti anch’essi, partecipi del rinnovamento che ha riguardato la cultura europea prima della II Guerra mondiale. Nel 1936, spinto da un senso di ribellione verso la diffusione di ideologie che non condivide, si reca a Barcellona, dove ha modo di apprezzare la pittura di Francisco Goya. Il senso tragico della vita e della morte che traspira dalle opere del maestro spagnolo colpisce Di Giovanni, che ritrova nella pittura del Goya “quel modo di essere artista mediterraneo imbevuto dei problemi dei popoli del Sud”(cit dall’artista); tuttavia la sua attenzione ai moduli espressivi del Goya non lo condurrà ad adottare formule compositive stereotipe conformi al modello. Personalità di grande coerenza, il Maestro reinterpreta il grande autore in una sorta di arricchimento non solo iconografico, confermando in quegli anni la sua linea creativa, in autonomia, senza incertezze, restio come sempre sarà ad allinearsi a movimenti o correnti artistiche di moda, portato invece a rielaborare in modo tutt’affatto individuale i temi che più lo potevano coinvolgere. Nel 1948 soggiorna a Milano quindi nel 1954 si stabilisce definitivamente con la moglie Ida e i due figli nella città di Napoli. Il sottotetto mansardato, quasi un omaggio all’uso parigino, di un antico palazzo di Ercolano diventa da quegli anni il suo atelièr d’artista, condividendo gli spazi al piano con il suo amico Carlo Montarsolo, artista napoletano ben noto. Dal 1954 fino al 1985 si dedica completamente alla pittura con una fervida attività espositiva in molte città italiane, seguito dalla critica giornalistica; avara sempre di riconoscimenti proprio la città di residenza, Napoli,dove espone di rado. Di Giovanni non aveva preso in mano i pennelli come discepolo nelle aule della storica Accademia napoletana di Belle Arti, non seguiva linee tracciate in qualche modo dallo stesso mondo accademico, non si adeguava alle mode, coerente all’evoluzione di una sua ricerca del tutto individuale sull’arte visiva. Interrompe poco prima della morte della morte di sua moglie Ida l’attività espositiva, continua comunque a dipingere fino al 7 gennaio 1995, anno della sua morte lasciando, in quest’ultima produzione, i segni della maturità del suo fare artistico. I numerosi cataloghi e le altrettanto numerose mostre personali e collettive in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, la consacrazione della critica più autorevole, testimoniano che la figura di Alfredo Bovio Di Giovanni sia stata riconosciuta fra le più interessanti del Novecento.

Alcune opere:

opera bovio 01opera bovio 02opera bovio 03opera bovio 04opera bovio 05

a cura di Sergio Proia

 

 

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